Quando la bilancia racconta solo una parte della storia
13 Mag 2026La Dott.ssa Cristina Robba, Nutrizionista Clinica, accompagna il lettore in una riflessione su un tema sempre più centrale nella gestione del peso e del benessere: la composizione corporea. Partendo dalle più recenti evidenze scientifiche e dai contenuti emersi durante il corso promosso dalla Società Italiana di Endocrinologia, questo contributo invita a superare la semplice lettura del numero sulla bilancia per comprendere davvero come è fatto il nostro corpo.
Attraverso un approccio chiaro e concreto, viene esplorato perché non conta solo quanto peso perdiamo, ma come lo perdiamo, evidenziando il ruolo delle tecniche di analisi della composizione corporea e l’importanza di preservare la massa muscolare durante un percorso di dimagrimento.
Quando si parla di benessere o di dimagrimento, la prima cosa che viene in mente è quasi sempre il peso. Eppure, oggi sappiamo che il numero sulla bilancia non basta a raccontare davvero come stiamo.
Il peso, così come l’IMC (indice di massa corporea), è un parametro utile ma limitato: tiene conto solo di altezza e peso, senza distinguere tra massa grassa, muscoli o acqua. Per questo motivo, perdere peso non significa necessariamente dimagrire nel modo corretto.
Proprio da questa consapevolezza nasce l’attenzione crescente verso la “composizione corporea”, tema centrale di un recente corso patrocinato dalla Società Italiana di Endocrinologia, alla sua prima edizione nel 2025 tra Bologna e Napoli. Durante l’evento, dedicato alle terapie dietetiche e alle VLEKT, è stato dato ampio spazio all’importanza di capire “di cosa è fatto” il nostro corpo.
A guidare questa riflessione è stata la prof.ssa Livia Pisciotta, specialista in Scienze dell’Alimentazione e professore ordinario in Medicina Interna presso l’Università di Genova, che ha aperto la sua lezione con un concetto semplice ma fondamentale: non conta solo quanto pesiamo, ma come è composto il nostro corpo.
La composizione corporea, infatti, rappresenta la proporzione tra massa grassa, massa muscolare, acqua e altri compartimenti. Ed è proprio questo equilibrio a fare la differenza per la salute. Un eccesso di grasso viscerale, ad esempio, è associato a un aumento del rischio cardiovascolare e metabolico, mentre una riduzione della massa muscolare può favorire la sarcopenia e compromettere la qualità della vita.
Per analizzare questi aspetti, nel tempo sono state sviluppate diverse metodiche, molto diverse tra loro per precisione, costi e applicabilità clinica. Alcune sono più semplici e accessibili, altre più sofisticate e utilizzate principalmente in ambito specialistico o di ricerca.
Nella pratica quotidiana, la tecnica più utilizzata è la “bioimpedenziometria “(BIA), una metodica rapida, non invasiva e facilmente eseguibile. Ma come funziona?
Il principio è semplice: il corpo viene attraversato da una corrente elettrica a bassissima intensità, impercettibile per la persona. I tessuti ricchi di acqua, come i muscoli, conducono meglio la corrente, mentre il tessuto adiposo oppone maggiore resistenza. Analizzando questo comportamento, è possibile ottenere informazioni preziose sulla composizione corporea.
In particolare, la BIA misura tre parametri fondamentali: la resistenza, legata alla quantità di acqua presente nei tessuti; la reattanza, che riflette invece l’integrità delle membrane cellulari; e l’impedenza, che combina i due valori e consente di stimare l’acqua corporea totale e la sua distribuzione.
Attraverso software dedicati, questi dati vengono poi tradotti in informazioni cliniche: stato di idratazione, massa magra e, soprattutto, massa grassa — un parametro che suscita sempre grande interesse nei pazienti.
Proprio sulla massa grassa si è soffermata la prof.ssa Pisciotta, ricordando che è composta sia da grasso essenziale sia da grasso di deposito. Il primo è indispensabile per il corretto funzionamento dell’organismo ed è presente in organi e tessuti vitali; il secondo rappresenta invece la riserva energetica.
I valori considerati nella norma variano in base al sesso e all’età: negli uomini si aggirano tra il 10% e il 22% del peso corporeo, mentre nelle donne tra il 18% e il 25%.
Oltre alla BIA, tecnica come detto di uso comune, esistono anche altre metodiche, generalmente indicate per analisi più approfondite. Si tratta principalmente di tecniche di imaging, come la densitometria (DXA), che consente una misurazione precisa della composizione corporea, ma comporta, così come la TAC utilizzata per la valutazione del grasso viscerale, un’esposizione a radiazioni. È inoltre possibile ricorrere alla risonanza magnetica (RM), un’indagine molto accurata ma anche costosa e disponibile solo in ambito ospedaliero.
Accanto a queste, esistono metodi altamente precisi come la diluizione isotopica, utilizzati però quasi esclusivamente nella ricerca scientifica.
La prof.ssa Pisciotta ha inoltre citato l’ecografia, lo scanner 3D, che ricostruisce il corpo e ne monitora i cambiamenti nel tempo, e la pletismografia, che misura il volume corporeo attraverso l’aria. Si tratta di metodiche meno diffuse nella pratica clinica. Tra queste, la diluizione isotopica rappresenta il gold standard per la misurazione dell’acqua corporea: è estremamente precisa, ma poco pratica, motivo per cui trova applicazione quasi esclusivamente in ambito di ricerca.
Ma perché è così importante valutare la composizione corporea durante un percorso di dimagrimento?
- Perché dimagrire non significa semplicemente perdere peso, ma perdere massa grassa preservando la massa muscolare. Ed è proprio su questo aspetto che si è concentrata un’analisi presentata durante il corso, relativa all’utilizzo della BIA nei percorsi chetogenici volti alla perdita di peso come Metodo PronoKal®.
La bioimpedenziometria, infatti, permette di monitorare nel tempo come cambia il corpo, distinguendo tra perdita di grasso e perdita di massa magra — un’informazione fondamentale per valutare l’efficacia e la qualità di una dieta.
In un’epoca in cui il numero sulla bilancia e l’IMC sembra ancora dominare il concetto di salute (ad esempio le indicazioni per la prescrizione della terapia farmacologica si fermano all’IMC!), imparare a guardare oltre è fondamentale. La composizione corporea ci insegna che non tutti i chili sono uguali e che il vero obiettivo non è semplicemente perdere peso, ma migliorare la qualità del nostro corpo. Strumenti come la bioimpedenziometria, se utilizzati correttamente, permettono di monitorare questi cambiamenti in modo più consapevole e preciso. Perché prendersi cura di sé non significa pesare meno, ma stare meglio. Nel modo giusto.
